Lavorando a stretto contatto con le aziende, riscontro il più delle volte che al vertice delle stesse trovo componenti familiari che hanno ereditato la creazione dal padre o dal nonno. Altre volte invece i componenti familiari, per decisione del fondatore in carica, sono distribuiti nelle posizioni chiave della compagine aziendale. In certi casi ho trovato anche dei codici morali tramandati dal fondatore ai futuri familiari dirigenti, norme da rispettare quali ad esempio “generi e nuore non potranno fare parte dell’azienda a qualsiasi titolo”.
Viene da chiedersi ma quanto è facile (difficile) gestire un’azienda familiare? Le risposte che ho ascoltato ponendo ai diretti interessati questa domanda spaziano su tutto lo spettro, dal negativo al positivo. Alcuni considerano la questione un valore che ha fatto la differenza per l’azienda. Poter contare sui propri figli per sviluppare l’impresa con i medesimi valori fondanti sembra che non abbia prezzo. A parte le leggende metropolitane (la prima generazione crea, la seconda distrugge …) non sempre i figli manifestano le capacità desiderate dal genitore ed è anche vero che, a volte, l’imprenditore vorrebbe vedere nei figli replicate le sue capacità in persone che non hanno scelto di fare impresa!
La questione è veramente complessa tanto che in Italia sono nate aziende specializzate nel cosiddetto passaggio generazionale. Ma in realtà la problematica ha radici più profonde che nascono molto prima di questo temuto evento. Qualcuno, pur di evitare una possibile catastrofe, ha introdotto nella sua azienda norme come “non si assumono dipendenti perchè figli o parenti”. Sarà giusto? Esiste una formula universale che possa salvaguardare il sogno imprenditoriale del fondatore? Il parente in azienda da veramente maggiore fiducia rispetto ad un estraneo? Le domande da porsi sono molte e con l’occasione voglio trasferire il mio pensiero in merito dettato anche dall’esperienza sul campo.

1. L’azienda familiare è un vantaggio a patto che i valori e le mete esistano, siano chiare e sposate da tutti i componenti coinvolti, a prescindere dalla posizione in organigramma. Sposate non vuol dire semplicemente “essere d’accordo” ma soprattutto “volerle”. Quando questo si manifesta l’azienda familiare esprime un potenziale incredibile da farla vincere nel suo mercato di riferiemento.

2. Lavorare nell’azienda di famiglia non è un obbligo, deve essere una scelta che piace altrimenti … meglio seguire le proprie idee che quelle di altri. E’ dimostrato che “fare la vita un altro” demotiva, snatura l’individuo rendendolo sempre più un mero esecutore privo di ideali e di passione. L’azienda ha bisogno di persone che affrontano le sfide quotidiane del proprio lavoro con creatività ed entusiasmo.

3. Ogni persona nel posto più consono. Il familiare che ricopre una funzione specifica solo perchè desidero una persona di fiducia è un pessimo modo di fare scelte sul personale. Se metto alle vendite il familiare così poi mi riferisce sui clienti oppure in amministrazione così posso sapere cosa accade davvero ai miei soldi, beh … così è facile far fallire i propri progetti d’impresa. Il familiare non è una pedina, può essere un valido responsabile, collaboratore o vertice aziendale se ha le abilità di base per condurre il suo lavoro con successo.

4. L’azienda familiare fa sentire gli altri come di famiglia. La netta separazione percepita dal collaboratore tra la famiglia e gli altri fonte di demotivazione e di disaccordi che a volte diventano la causa di progetti che non decollano o falliscono miseramente. Quante volte il collaboratore in gamba soffre di questa differenza? Tutte le volte che deve confrontarsi con il titolare che difende il figlio o il nipote messo in posizioni chiave senza averne le abilità e che inoltre si comporta da capetto. Quanto deve essere frustrante! Il clima aziendale si guasta arrivando a nutrire gossip sul capetto e sull’azienda in generale che permette tutto questo. E poco alla volta l’azienda muore.

Più che rilflessioni, quanto scritto è frutto di esperienze di successi e fallimenti riscontrati in aziende familiari con le quali ho avuto il piacere di collaborare.

E quindi, “quanto è facile (difficile) gestire un’azienda familiare?” Dipende.

Hai formulato una meta aziendale chiara che piaccia agli altri componenti familiari? Sei riuscito a farla sposare pienamente?
I familiari che hai in azienda sono contenti di farne parte o hai imposto che lavorassero con te per tuoi fini personali?
Come hai scelto il ruolo del familiare? Lo hai formato? Sta avendo successo nella funzione? Lo tratti come uno dell’azienda o hai comportamenti di riguardo che possono ledere i campioncini che hai assunto in azienda da estranei?

Prima datti una risposta a queste domande e poi valuta quanto è facile (difficile) gestire la tua azienda familiare.

Gaetano Seminara